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Camorena. Molta tristezza ed una sottile angoscia

Fausto Cerulli

Confesso che, pur avendo scritto qualcosa sull?eccidio di Camorena, non mi ero mai recato sul posto dove i sette furono barbaramente trucidati. Ieri mattina mi sono deciso, e insieme alla mia compagna abbiamo percorso a piedi gli ultimi chilometri sulla strada che porta al luogo della memoria. Ieri era una giornata luminosa, la strada era circondata da boschi e prati, come al solito ero in ritardo rispetto alla celebrazione ufficiale. Percorrendo quella strada sotto un sole primaverile, non potevo non pensare a quell?ultimo viaggio dei sette, in una notte triste, un viaggio quasi clandestino. E mi ? sembrata insopportabile quella luce, e quel sole sfacciato: mi faceva sentire in colpa, quel contrasto stridente tra la mia passeggiata primaverile, e quella passeggiata funebre di un tempo passato, che non riesce a passare, che non deve passare. Quando siamo giunti sul luogo dove avvenne l?osceno massacro, le autorit? erano gi? andate via.  Erano restate soltanto due donne, che non erano orvietane, e che sembravano commosse come se fossero state parenti di qualcuno di quei morti. Abbiamo cominciato a parlare, loro ci hanno chiesto se sapessimo qualcosa di particolare su quell?episodio barbaro. Abbiamo spiegato che sapevamo quello che sanno tutti, ad Orvieto, o che tutti dovrebbero sapere. Allora hanno parlato loro; abbiamo saputo che erano la figlia e la nipote di Michele Ferlito, che era stato direttore del carcere di Orvieto proprio in quei giorni tremendi. Hanno voluto farci dono di un libro scritto proprio da Michele Ferlito, intitolato ?Autobiografia di un direttore di carcere- 1934-1976.?. Abbiamo parlato a lungo, il tempo si era quasi fermato in quello spiazzo nascosto. Erano venute a Camorena perch? Ferlito aveva sempre raccontato loro dell?episodio di Camorena come di uno dei momenti pi? angosciosi della sua esperienza di vita di direttore di carcere e di uomo. Ho sotto gli occhi quella autobiografia, e leggo circostanze che accrescono l?orrore per quell?episodio, e la rabbia che non deve estinguersi. Michele Ferlito racconta che i sette erano stati ospitati nel carcere di Orvieto, in attesa di essere processati dal Tribunale Militare Regionale Tedesco. Lo stesso Ferlito venne informato da qualche confidente che i sette erano destinati ad essere passati per le armi. Poich? si era fatta l?idea che i sette non fossero colpevoli di nulla, si fece accompagnare alla sede del capitano Weiss, che era a capo dei militari tedeschi, per intercedere in favore dei sette. Il capitano lo rassicur?, gli disse che sarebbe intervenuto, e che tutto si sarebbe risolto con una reprimenda. Il giorno dopo accompagn? lui stesso i sette mentre venivano fatti salire sui furgoni che dovevano portarli al luogo del processo, e volle rincuorarli dicendo loro arrivederci a presto. Poi la situazione precipita, il direttore viene informato della condanna a morte, e della decisione di eseguire immediatamente la sentenza. Corre sul posto dell?esecuzione, sperando di poter intervenire in qualche modo. Scrive Ferlito: ? Arrivando sentii il crepitare dei moschetti, tutto era finito. Ebbi solo il tempo, prima che li sistemassero nelle bare, di vederli tutti accartocciati, ognuno ai piedi di un albero, tranne Cialfi che era stato legato al tronco di un albero, prima di essere fucilato, perch? a causa di un malore non riusciva a reggersi in piedi?. Una descrizione sofferta ed agghiacciante, che aggiunge orrore all?orrore, e che conferma, se fosse necessario, che di fronte ad un atteggiamento quanto meno pilatesco dei militari tedeschi, fu la brutale determinazione dei fascisti locali, a far precipitare la situazione in orrenda tragedia.  Vorrei anche ricordare, con tristezza, che l?interessamento di un direttore carcerario a favore dei sette, non trov? riscontro nella Curia Vescovile: in un pubblico dibattito, anni fa, sostenni che il Vescovo fu, come dire pacelliano, e chi vuol capire capisca. Un sacerdote presente al dibattito insorse contro di me, accusandomi di essere un calunniatore e sostenendo che il Vescovo aveva saputo della vicenda solo a tragedia compiuta.  Fu allora che prese la parola il parente di uno dei sette, e sment? clamorosamente il sacerdote: alcuni familiari dei sette si erano recati personalmente dal Vescovo, chiedendogli di intervenire, sentendosi rispondere che non era faccenda di cui potesse occuparsi il Vescovo. Scrivo tutto questo con amarezza, ma sento il dovere di scriverlo perch? nulla vada dimenticato. Ed aggiungo una piccola vendetta che ebbi a prendermi, insieme a Giulio Montanucci, nei confronti di uno dei responsabili della esecuzione che non esito a definire bieca e feroce, degna di quel fascismo che inutilmente cerca di rifarsi una verginit? con gli spudorati voltafaccia di gente come Fini. Accadde che uno dei responsabili dell?episodio, trasferitosi a Taranto per rifarsi una rispettabilit?, si candidasse in una importante campagna elettorale. Io ero allora iscritto al PSIUP, e mi scuso con i pi? giovani cui questa sigla forse non dice nulla, e i compagni del PSIUP di Taranto ci chiesero informazioni su quel candidato. Spedimmo un vero e proprio dossier, spiegando il ruolo criminale del candidato nell?eccidio di Camorena. Il dossier fu fatto circolare a Taranto, e il fascista, diventato intanto, guarda caso, un notabile democristiano, fu costretto a ritirare la propria candidatura. Sento il dovere di aggiungere qualcosa a proposito di quel Michele Ferlito direttore del carcere: qualche giorno dopo l?episodio di Camorena, il direttore ricevette la visita di due ufficiali delle SS, che gli annunciarono che avrebbero prelevato dieci persone, che erano in carcere senza alcuna imputazione, a disposizione dei tedeschi, e che i dieci dovevano essere trasferiti in Germania, non certo in gita di piacere. Ferlito si sent? nuovamente coinvolto moralmente: convoc? i dieci , li avvert? di quello che stava per accadere loro. E decise di farli evadere. I dieci, in effetti, evasero, e Ferlito, ovviamente, dovette nascondersi e poi cambiare aria. Chiedo scusa ai miei trentacinque lettori se non sono stato spiritoso, come spesso provo ad essere. Ma sento molta tristezza ed una sottile angoscia. Penso che oggi girano indisturbati per tutta Italia i fascisti di Casa Pound.

Pubblicato il: 30/03/2012

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